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La Commissione europea intende rafforzare i legami tra i programmi di ricerca civile e quelli in ambito difensivo, con l’obiettivo di facilitare il trasferimento bidirezionale di tecnologie tra i due ambiti.
Secondo la Commissione, non basta più sostenere solo i progetti a doppio uso (dual-use) all’interno del programma di ricerca civile, serve un approccio più coordinato tra i fondi destinati alla ricerca scientifica e quelli riservati alla sicurezza e difesa, in modo da permettere un utilizzo più strategico e flessibile delle innovazioni sviluppate.
Attualmente, l’Unione dispone del Fondo Europeo per la Difesa, con una dotazione di 7,3 miliardi di euro, lanciato nel 2021. Questo strumento sostiene progetti collaborativi in ambito difensivo e ha già previsto meccanismi di accesso per PMI che intendono trasferire soluzioni sviluppate con fondi civili verso applicazioni militari. Tuttavia, la Commissione ritiene necessario un ulteriore potenziamento delle sinergie.
Tra le proposte in fase di valutazione figurano nuovi strumenti finanziari per investire direttamente in imprese del settore sicurezza e difesa, inclusi meccanismi di capitale e strumenti di debito, con particolare attenzione anche a soggetti singoli e start-up civili ad alto potenziale duale.
L’obiettivo è promuovere una maggiore contaminazione tecnologica, anche a vantaggio dell’innovazione civile. Il riferimento è al modello di trasferimento tecnologico dagli ambiti militari a quelli civili già sperimentato in altri contesti globali, sebbene l’approccio europeo richieda un adattamento ai propri valori e condizioni operative.
L’integrazione tra ambiti civili e militari non sarà però priva di ostacoli: le procedure, i requisiti di sicurezza e i vincoli burocratici propri della ricerca in difesa richiedono competenze specifiche e, in molti casi, una trasformazione culturale nelle istituzioni di ricerca tradizionalmente orientate al solo settore civile.
Una delle prime sfide sarà definire con precisione le tecnologie e i livelli di maturità tecnologica più adatti per il trasferimento duale, con particolare attenzione alle prime fasi di sviluppo, dove il potenziale applicativo può risultare più flessibile. Sarà inoltre necessario chiarire il livello di sensibilità dei dati, stabilendo eventuali limitazioni per i paesi associati.
L’eventuale apertura di altre sezioni del programma alla ricerca duale sarà valutata in vista della prossima programmazione post-2027, e dipenderà in larga misura dal livello di finanziamento complessivo del futuro programma quadro. La Commissione sottolinea infatti che la struttura dei contenuti dipende dal budget disponibile: con 50 miliardi si può concepire un tipo di programma, con 100 o 200 miliardi se ne possono costruire altri di diversa ambizione.