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Il programma Horizon Europe si prepara a un cambiamento strutturale nel prossimo ciclo finanziario 2028–2034: per la prima volta in oltre quarant'anni, la Commissione europea ha confermato che i progetti dual-use — ovvero con applicazioni sia civili che militari — saranno ammissibili di default in tutte le componenti del programma.
La svolta rappresenta un segnale chiaro dell’intenzione dell’Europa di rafforzare le proprie capacità tecnologiche e difensive in un contesto geopolitico instabile. Secondo la proposta, anche lo European Innovation Council (EIC) sarà potenziato, con un budget triplicato e un modello ispirato all'agenzia statunitense DARPA, sostenendo start-up ad alto rischio nel campo della difesa e della sicurezza.
Nonostante l’apertura a maggiori finanziamenti — la Commissione propone un bilancio quasi raddoppiato a 175 miliardi di euro — la decisione di includere i progetti dual-use ha suscitato forti perplessità nel Parlamento europeo. L’eurodeputato René Repasi, relatore per il Parlamento sul futuro programma quadro, ha espresso timori sull’impatto che tale approccio potrebbe avere su libertà scientifica, autonomia accademica e semplificazione amministrativa.
Se da un lato gli Stati membri hanno accolto con favore il rilancio ambizioso del programma, sarà il Consiglio ECOFIN a determinare la reale portata del bilancio disponibile. La centralità del dual-use rappresenta un terreno di confronto non solo finanziario, ma anche politico e culturale, in cui si misurerà la capacità dell’Europa di conciliare eccellenza scientifica, autonomia strategica e valori democratici.
Il futuro di Horizon Europe si giocherà dunque sull’equilibrio tra investimenti mirati in settori strategici e la tutela della libertà di ricerca. La sfida sarà costruire un programma che non solo rafforzi la sicurezza, ma continui a promuovere innovazione aperta, collaborazione internazionale e conoscenza condivisa.